posted by Rome @ 21:12 - domenica, 30 agosto 2009

Com'è strano tornare qui e provare a lasciare qualcosa. Mi sento un estraneo, come un figlio partito o fuggito dall'altra parte del globo che torna a casa e tutto gli appare diverso. Mesi di alti e bassi quelli passati dall'ultimo post, è cambiato il mio modo di approcciarmi alla scrittura e per questo non prometto nulla a me stesso riguardo questo blog, rimango comunque sempre fedele alla mia amata Moleskine. A questo punto non capisco perchè tornare qui allora, un equilibrio nell'espormi sulle pagine l'ho finalmente trovato in personali taccuini bianchi e non riesco a trovare una ragione per cui io ora sia qui a scrivere, forse la sensazione di aver lasciato qualcosa a metà, in sospeso da un minuto all'altro. Da Aprile in poi alti e bassi dicevo, soprattutto da quel 15 Maggio eccitazione e delusione hanno scandito le mie giornate e ore alterne, persino attacchi d'ansia per una ragione che mai avrei pensato, star male per quella parola mai avrei creduto, ma vivere e amare comporta anche questo, soprattutto questo, e chi ama deve fare i conti prima o poi con le lacrime.

Poi le cose si sono pian piano sistemate tra giugno e luglio, certo non come avrei sperato ma il tempo è un'ottima medicina e la situazione attuale me la faccio andare bene, ma solo perchè non accettarla sarebbe da folli e ingiusto, soprattutto per me medesimo. Così sono partito, un altro viaggio mi ha accompagnato qui fino a Settembre. Il mese dei buoni propostiti? Ancora devo rispettare le promesse che mi ero fatto a San Francisco, oramai più di un anno fa. Sono partito anche questa volta da solo e sono tornato pieno di belle persone conosciute. Ho passato giornate ad oziare con me stesso, il tempo lo scandivo io a mio gusto e piacimento, non c'è stato un momento in tutto il viaggio in cui ho pensato al minuto dopo, vivere così intensamente il presente: droga da viaggio, promessa che non manterrò mai nella quotidianeità aimè?

Oh, Lisbona, piccola perla d'Atlantico, diamante all'estremo ovest della vecchia Europa, città di meringa e di cannella che ti accoglie in uno stupendo atterraggio proprio sopra la città, sembra quasi che ti abbracci. Piccola San Francisco d'Europa, contanto di Golden Gate sul fiume, fresca brezza d'oceano, frusciare di gabbiani, colline che si accendono di notte, giovinezza vicina e morte lontana. Forse per ogni oceano esiste una Frisco? E poi ancora luoghi in cui ero già stato, nel sud della penisola Iberica fin su a Madrid in cui ho bellissimi ricordi di un bellissimo periodo. Ultima tappa la mia amata Barcelona, che ho già tanto elogiato. Il vento sulla faccia e l'odore del mare.

Com'è strano essere lontani da casa quando la distanza è un'intero continente e non sai neanche più dove sia la casa tua e la casa che ti resta è quella che hai in testa

posted by Rome @ 21:12 - domenica, 30 agosto 2009
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posted by Rome @ 21:45 - venerdì, 24 aprile 2009

E' da mesi ormai che non scrivo qui, è da mesi che non ci torno e non so nemmeno il perchè, sembra quasi che ora abbia meno confidenza con questa pagina nera. Credo che sia colpa del fatto che con il passare degli anni sia diventato meno sfrontato nell'espormi, preferisco farlo con me stesso tant'è che la Moleskine comprata in quel freddo pomeriggio a Camden Town me la porto sempre dietro, in viaggio e a lezione e in metropolitana e sotto un albero di prima mattina. Questo è il periodo migliore per leggere di prima mattina, l'aria mattutina delle mezze stagioni è una meraviglia che invita i sensi e raccoglie sospiri, mi ricorda De Luca e il suo vento che porta fragranza di basilico. La primavera sembra arrivata oramai in punta di piedi, io ne sentii l'odore prima di tutti qui e con lei sembra esser tornata anche la serenità in questa stanza. Un inizio anno pessimo questo, iniziato peggio di quanto finii il duemilaotto, nuvole sulla testa ed esami da dare. Questo duemilanove, il vero duemilanove, è iniziato da Valencia, giorni bellissimi in una splendida città vestita per la festa di Las Fallas, un esperienza piuttosto che una festa. Non potevo che non innamorarmene essendo Valencia città portuale, oramai dopo gli ultimi anni queste toccate e fuga nelle varie capitali Europee sono ossigeno per le mie vene. Prossime mete saranno Lisbona, Stoccolma e Zurigo. Senza togliere l'annuale birretta seduto al Port Vell a Barcellona, medicina per la testa che devo concedermi ogni anno. Ho deciso di allontanarmi dalle persone a cui non tenevo e con cui avevo rapporti solamente per l'insenstato quieto vivere, non le insulto ci mancherebbe ma le evito, non le cerco, ho deciso di circondarmi solo con chi mi fa sorridere e mi fa addormentare soddisfatto, con chi beve la piogga guarda il sole in faccia e si siede sul prato anche solo per sentire il calore della terra sul sedere. Inizia anche a mancarmi l'America, non passa giorno in cui non riveda un'immagine o un ricordo malinconico, è stato un viaggio che mi ha cambiato profondamente e che ha lasciato una bella cicatrice difficile da smantellare.

Sto a una finestra dall'altra parte di quel mondo e di quel viaggio, eppure mi basta sapere che c'è il mare infondo al rettilineo del buio per riassaggiare l'insonnia dell'atlantico.

posted by Rome @ 21:45 - venerdì, 24 aprile 2009
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posted by Rome @ 20:52 - mercoledì, 04 marzo 2009

Magia Nera - Renè Magritte, 1936mag

I miei quadri sono stanti concepiti per essere segni tangibili della libertà di pensiero. Renè Magritte.

posted by Rome @ 20:52 - mercoledì, 04 marzo 2009
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posted by Rome @ 21:28 - giovedì, 19 febbraio 2009

E’ che io sento il rumore della primavera troppo presto.

Tira ancora quel vento, quello che porta fragranza di basilico. I rami sono stati già tutti potati, denudati di vecchie secche e flebili carcasse per far spazio a freschi germogli. E’ così che dovrei fare, è questo forse l’insegnamento che il rincorrersi delle stagioni da all’animale uomo, dal secco al gelo al seme al fiore.  Eppur io mi sento più lento, credo di essermi fermato al gelo o poco più, è da quasi due mesi oramai che non scrivo qui e non so nemmeno il perché. Da quei freddi pomeriggi a Londra di Dicembre non ricordo granché, solo una manciata di serate dell’ultima settimana del pazzo duemilaotto passati con una persona con cui mai avrei dovuto, eppur per chiudere in bellezza ci ho provato, mi sono dato, ho osato aimè senza risultato. Mi scuso per la rima, le detesto. Tutto questo per poi addormentarmi nell’inverno di Gennaio, perdere così un mese senza aver concluso nulla, non c’è peggior cosa che addormentarsi insoddisfatti la sera.

 

In due giorni ritrovo la strada, ripiglio a camminare di notte verso sud.

Ho confidenza col buio, spalanca le pupille, allinea i pensieri.

 

All’alba del 19 febbraio mi scuoto, meglio tardi che mai dico io, il sole e il vento sulla faccia, il semestre che giunge al termine ed il nome della città che aprirà le danze di questo nuovo anno. A Valencia il mese prossimo per la festa di Las Fallas, il benvenuto alla primavera, appunto.

 

Non credo agli scrittori, ma alle loro storie. Questo rispondo a un marinaio impestato di lentiggini che mi chiede se ho fede in Dio.

posted by Rome @ 21:28 - giovedì, 19 febbraio 2009
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posted by Rome @ 21:48 - lunedì, 22 dicembre 2008

Oggi la nebbia non accenna ad alzarsi.

E fa bene, dopotutto non la biasimo. Nello stesso modo questo mio fine duemilaotto non da segni di ripresa, è da mesi ormai un periodo di merda e le cose non accennano a migliorare.

 

Da quando sono tornato dagli Stati Uniti vivo come sotto una campana di vetro ad osservare il mondo e a sbattere la coda, guardo fisso urlo a squarciagola ma nessuno mi sente, fuori il vetro della campana regna un buon silenzio e del mio lamento nemmeno un piccolo suono.

 

Era anche da tempo che non scrivevo qui, ma scrivo poco anche sulla Moleskine oramai, non so perché ma non mi sento di farlo ultimamente, forse un tempo ero più sfrontato oggi invece tendo a urlare in silenzio, appunto.

Tiro pugni sul tavolo e poi ci sbatto la testa, fumo sigarette artigianali. Le faccio su in metropolitana. Sono anche abbastanza lunatico, tendo ad isolarmi nel rumore del vento e della pioggia. Non sono un orso ma la solitudine non mi spaventa e mai mi ha spaventato, forse è il caso che inizi? Parlo da solo, perché non dovrei. Il silenzio mi piace ma mi logora e me ne sto accorgendo proprio ora. Unica macchia rosea di questo autunno i giorni a Londra, cara vecchia città. Ho anche comprato un taccuino nuovo a Camden Town, tutto fatto a mano, con copertina di pelle e pagine di carta riciclata. Mi piace un casino.

 

Allora metto un capolavoro di album mentre scrivo queste righe ansiose, Parachutes, buoni Coldplay iniziali delle origini, suoni ancora vergini. La vita in questa città è sempre abbastanza opprimente e odio la corsa al Natale, mi mette ansia. Come dissi già un anno fa ringrazio che Gesù bambino sia figlio unico, non avrei sopportato più di un Natale l’anno. Alla lista si aggiungono anche gli esami, cinque in dieci giorni oramai fra un mese, non so se ce la farò, di certo non arriverò molto sano a quella data. Perciò ora andrò a studiare in silenzio, arrivederci.

E mi scuso.

 

E’ difficile farsi capire quando di continuo non si è se stessi questo è il punto.

 

posted by Rome @ 21:48 - lunedì, 22 dicembre 2008
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posted by Rome @ 21:47 - giovedì, 04 dicembre 2008

Solo.

L’avanzare delle onde mi svegliò.

Sentii l’odore del mare sulla pelle.

posted by Rome @ 21:47 - giovedì, 04 dicembre 2008
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posted by Rome @ 21:56 - sabato, 22 novembre 2008

E’ sera quando d’improvviso mi guardo.

Il vento freddo spazza via le nuvole e scopre il telo nero stellato, porta fragranza di basilico. Sono da  giorni ormai chiuso in una corazza di gomma, rimbalzo sul mondo, non lavo niente all’infuori di ricordi e sonnolenza. Trovo libri per terra rimasti aperti e della cenere intatta sulle consumate copertine dai titoli antiquati.  Ricordi quando ridevamo a cieli aperti e tu dicevi di mangiare l’aria? Mi sento una cravatta al collo e le mani legate dietro la schiena. Mi manchi, e mi manca quel sapore salato che lasciavi nella mia bocca. Chissà poi se ad esser salate erano lacrime. 

 

Parlo quando sono solo e sto in disparte in compagnia.

 

Sono un animale di pensieri oramai, pensieri che bene o male vanno sempre a finire nel cesso. Bevo e leggo e guardo e ascolto, scrivo se ce la faccio, la maggior parte delle volte sbatto la testa sul tavolo. Se lo faccio corro, navigo, vago. Esco allo scoperto, quasi mai. Un amico mi dice che l’amicizia è una presenza che non ti evita di sentirti solo. Rende solo il viaggio più leggero. Ne colgo l’essenza e bevo tè nella cucina illuminata dalla luce del lampione notturno nel giardino. La tazza mi scalda le mani, mi fuma negli occhi. Sulle pareti solo manifesti presi, spesso rubati, nelle città che ho vissuto. Parigi Londra San Francisco, apici del pensiero, carezze al cuore, luoghi dell'anima. E infondo la nostra foto seduti sul molo del porto di quella città, coi piedi a penzoloni e le birre rosse da quattro soldi comprate per strada. E' questo che mi fa male?  Penso a come uscirne col passare del tempo. Quando lessi Friedrich capii che salvarsi è solo spingersi più a fondo, non uscirne. Morire è uscirne.

 

Se c’è una cosa che ho imparato è che non sono il padrone del tempo sono il suo asino.

posted by Rome @ 21:56 - sabato, 22 novembre 2008
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posted by Rome @ 18:52 - martedì, 11 novembre 2008

Allora non ero abituato a subire.

Ero un menefreghista, a volte altezzoso. Avevo la mia bicicletta e pedalavo, non pensavo ad altro. Dicevo massì il tempo sistema tutto, beh il tempo non sistema proprio un cazzo, semmai peggiora. Vivevo nel mio continuo panta rei e fiero di esserci fantasticavo sul futuro. Conobbi A., in quella grigia città. All'inizio non ci feci nemmeno poi così tanto caso, non diedi importanza. Fu lei poi a fare i primi passi ed alllora la vidi, poteva essere ciò che cercavo. Quella mattina passeggiamo tra i mercatini delle pulci, in un freddo gennaio. C'era odore di bruciato. Ancora non mi conoscevo bene, ma sapevo abbastanza di me da reputarmi interessato. Ci frequentammo per settimane, mesi. Poi scappai, non la cercai più. Non la vidi più. Epilogo di una dubbia storia, origine della mia vita attuale.

Vivo in una continua forma di autolesionismo psicologico, mi allontano dagli altri. Non appena il rapporto con qualcuno oltrepassa la linea gialla ritorno alle vecchie distanze. Rispetto la distanza di sicurezza anche quando non dovrei. Mi cercano, non mi faccio trovare. Spengo il telefono. Credo che io sia consapevole del fatto che posso deludere chiunque, prima o poi. E' così con tutti, mi manca l'aria e non voglio perdere la mia indipendenza. Come ho già detto amo le persone discrete, amo i sorrisi silenziosi. Poche persone sono riuscite a farmi abbattere il muro, qualcuno ci è riuscito. Qualcuno dice che è più facile guardarsi il naso allo specchio che con i propri occhi.

Io so solo che per fare un passo devo prima stipulare un accordo con me stesso.

posted by Rome @ 18:52 - martedì, 11 novembre 2008
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posted by Rome @ 14:15 - sabato, 18 ottobre 2008

Ti conosci bene o inventi, chiede.

Un poco imbroglio, un poco racimolo dai sensi e un poco ho sete.

 

Erri De Luca, “Tre Cavalli

 

 

Apro la finestra. Mi piace il vento sulla faccia. Apro e chiudo, gli occhi. Offro il viso al sole del mattino. E’ autunno. E’ un orgasmo. Di colori, di sfumature, di odori. Di autunno. Mi prendo del tempo per leggere. Una volta esistevano solo autori stranieri, soprattutto Americani. Da quando sono tornato leggo solo Italiani. Baricco, De Luca, Calvino, Buzzati. Sono bravi, un tempo erano bravini. Mi lavo la faccia, nel bagno buio. Chris canta nella casa buia. Acqua calda sulle mani, pavimento freddo sotto ai piedi. Che cosa ho imparato questa notte, penso. Che mi manca. Che mi sento solo. Che ora riesco a ricordare i sogni. O forse ora i sogni sono solo più brutti, per questo li ricordo. Allo specchio, passo la mano per disegnare il mio viso al di là dello strato di condensa. Ho la barba lunga. Me ne fotto. Preparo la borsa. Ray-Ban e sciarpa, è il bello dell’autunno.

 

Esco. Mi piace il vento sulla faccia. Offro il viso al sole del mattino.

 

Mi fa male la schiena. Cuore e cervello consumati dalla malinconia. Non credevo che viaggiare fosse così malinconico. I Beats mica lo davano a vedere. Sono qui in questa merda di città a farmi consumare dal tempo. Brucio divorato dal tempo e dallo spazio.

 

Perché lo faccio, chiedo. Non fare domande, rispondo.

La vita è l’arte di porsi domande a cui non c’è risposta.

 

Il vento alza i miei capelli, è vento di sud. Occhi verdi, li ricordo i tuoi occhi verdi.

Mi siedo sotto un caco. Leggo. Intorno a me su di un manto verde, foglie gialle. Gialle e già cadute. Come se qualcuno le avesse adagiate per farci una composizione colorata. E’ la discutibile perfezione della natura. E’ l’autunno. Povero, insolente, pietoso.

E’ solo autunno.

posted by Rome @ 14:15 - sabato, 18 ottobre 2008
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posted by Rome @ 20:50 - mercoledì, 08 ottobre 2008

Settembre se ne è andato - per fortuna -  e con lui sembra anche il mio amico JD. Dannie junior pare aver posato le armi, come si dice ha appeso le scarpette al chiodo, se di scarpette si tratta.. . Il bello è che resta sempre lì però, il caro Dannie. E’ lì pronto a riallacciarsi le scarpe. Sarà giusto così. Settembre è finito – per fortuna – con Chris Martin in concerto, insomma  Ero solito governare il mondo i mari si alzavano quando io davo l'ordine ora al mattino io spazzo da solo spazzo le strade che ero solito possedere. Evviva i coriandoli colorati e le palle di luce. Passatemele. Mi scuso non sono più abituato a scrivere in prima persona (un tempo mi veniva meglio, o ero solo più arrogante), mi riesce difficile ora che ho scoperto l’arte del delegare varie parti di me medesimo a marionette come Trifoglio o il cinico JD, non per liberarmene, vivono dentro di me e se ogni tanto li faccio uscire e ne racconto non credo di far male a nessuno, al massimo a me stesso ma che importa, diamine. Il signor Salinger o Sir Joyce lo facevano di continuo per quanto mi riguarda e nessuno gli ha mai puntato il dito contro no? Mi scuso ancora, anche con il mio amato taccuino che tanto violento quando viaggio e tanto ignoro in questa città. Le settimane qui sembrano fatte a cerchi, cerchi che prima o poi si chiudono per tornare al punto di partenza e per riprendere lo stesso giro – altro giro altra corsa -. Oramai è chiaro amo le persone discrete, quelle che sorridono con gli occhi e conoscono il silenzio. Pagine bianche e blog nero, ancora sento vivo l’ultimo viaggio, perché avevo tempo, perché non esisteva il tempo, il tempo me lo creavo io a mio largo piacere e necessità, qui il tempo passa, il sole tramonta e sorge sorge e tramonta – chissà che non ci faccia un bello scherzo un dì - e io mi sento di non aver concluso un cazzo. E non ho rispettato – ma guarda un po’ – nessuna delle promesse che mi ero rifatto in viaggio, certo dico lì era facile, è facile avere buoni propositi quando viaggi senza meta in paradisi terrestri e città dinamiche, la verità è che c’è sempre la nuda realtà a cui tornare, e con lei coriandoli e fantasmi. Come ho detto JD sta riposando, non voglio sputare sullo schermo oggi, voglio guardare oltre la linea dell’orizzonte, perché anche quando ero perso nella malinconica strada nel viaggio, ci fu un giorno in cui arrivai davanti all’oceano, e fu tutto.

Strada clemente e bella. Una strada da qui al mare.

posted by Rome @ 20:50 - mercoledì, 08 ottobre 2008
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posted by Rome @ 15:26 - lunedì, 22 settembre 2008

Io, JD, D come Dannie e J come junior, non esco spesso da qui. Quando esco, non torno. Almeno per un pò. E non pensiate che stia qui a darmi le arie solo perché il mio nome è composto da due iniziali, non sono mica un tizio di Los Angeles. Pardon, LA. Non me ne fotte un accidente. JD, o DJ, chiamatemi come diavolo volete, non è nemmeno il mio vero nome. Ma queste sono piccolezze nella vita di un uomo.

 E’ stato mio padre a suo tempo a darmi il suo nome, Dannie.  Mio padre era un bastardo Italo Americano. Lavorava nelle ferrovie. Io ero più bastardo di lui. Lo vidi per la prima volta a ventitre anni, a San Francisco. La prima cosa che mi disse fu - Hey, Man. Sette mesi dopo se ne andò anche da lì, a quanto pare è un fottuto piccione viaggiatore come me. Noi scappiamo, non andiamo. Ma comunque io rimasi a San Francisco, era una città troppo magnetica per andarsene. If you're going to San Francisco Be sure to wear some flowers in your hair. Yes.
Fu lì che conobbi la ragazza dai capelli di cocco, Veronica. Lavoravamo e le cose sembravano andare bene. La vita in quella città era un’onda nell’oceano, eravamo noi e potevamo esserlo in quella città. Passavamo i pomeriggi davanti alla baia, la pioggia graffiava i nostri visi e accompagnava una brezza dal mare. I gabbiani. Ancora ricordo il rumore dei gabbiani, il loro verso ce l’ho qui, stampato nella mente. Lo posso sentire anche ora, il loro frusciare. Si respirava un profumo dolciastro. C’era la baia davanti a noi, e la malinconia di Alcatraz. C’era il sapore del sale nelle nostre labbra. C’era la pelle tirata e secca dalla salsedine. C’era il mare d’inverno. C’era il sole che scendeva nella foschia e lasciava il posto alla notte, una bambina dalle lentiggini luminose. Stelle. C’era la leggera nebbia di latte che avvolgeva la imperfetta luna. La notte era giovane e zoccola, non pensava alla gravidanza. L’alba era lontana. Quelle notti erano belle e dannate, belle e dannata come l’America e come l’universo, ricordo ancora quando io a Samu ci chiedevamo come la terra potesse stare sospesa nel vuoto del cosmo, ma quelle eran piccolezze nella vita di un bimbo. Frisco era il mio presente e non facevo domande, pagavo abitualmente il biglietto del tram e correvo di mattina. Tutto il resto erano piccolezze nella vita di un uomo. Amavo ed odiamo quella città, era il mio amore e la mia puttana.

 San Francisco era un posto in cui la gente ricostruiva la propria identità. Era un posto in cui tu dovevi arrivare, non un'intersezione come Parigi o New York.

San Francisco è un posto dove riformulare i propri concetti, e io i miei concetti li riformulavo fumando erba sul molo. Tra i gabbiani.  Davanti ad Alcatraz.

 

 

E sento di nuovo la domanda che dimora nelle nostre menti,

sull’idea che è dietro l’uomo,

il suo posto nell’universo;

e l’universo,

il suo posto nell’uomo.

 

Venerdì 15 Agosto 2008,

Alcatraz Island, San Francisco, California

 

posted by Rome @ 15:26 - lunedì, 22 settembre 2008
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posted by Rome @ 21:17 - mercoledì, 10 settembre 2008

 Venti cazzo. Questa è la canzone che mi ha accompagnato nel mio viaggio negli States. Questa è la canzone che mi ha tirato su in quelle strade lunghe e più malinconiche di quanto pensassi. Questa è la canzone che voglio regalarmi, perchè la malinconia è sempre dolce, se non è tristezza.

Jeff Buckley,   Lover, You Should've Come Over,  1994

posted by Rome @ 21:17 - mercoledì, 10 settembre 2008
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posted by Rome @ 19:25 - venerdì, 05 settembre 2008

Buk diceva che scrivere è come volare, accendere un fuoco.

Io passo le mie giornate a guardare il pavimento. Ho avuto una bella infanzia e un grosso Sambernardo di nome Zeus. Leggevo Hemingway.

Mi chiamo JD. Non è il mio vero nome.

Nella mia vita ho sempre fatto ciò che sembrava giusto. Già. Ciò che mi sembrava giusto. Per il mondo, però.

Nella mia vita non ho mai fatto ciò che sembrava giusto per me.

Ho gli occhi color miele. La mia prima ragazza ora vive a Helsinki con un’altra ragazza. Io vivo in questa merda di città con i miei occhi color miele.

 

E’ come volare eh, vecchio balordo?

Guardo il pavimento perché non mi vengono le parole. Ho avuto un passato del cazzo e una bicicletta che usavo per andare a lezione. Me l’hanno fottuta all’esselunga. Ora leggo Machiavelli.

Mi chiamo JD. Non è il mio vero nome.

Per la prima volta nella mia vita ho fatto qualcosa per me. Già. Al diavolo tutto e tutti. Ho comprato un taccuino e una penna nuova. Due euro di penna. Alla faccia.

Ho i capelli sale e pepe. Io e i miei capelli sale e pepe ci siamo trasferiti qui per cambiare la nostra vita. Voglio fare lo scrittore. Non il chimico. Non l’economista. Non il poeta. Lo scrittore.

 

Veronica, la ragazza dai capelli di cocco, mi ha dato tanto. Ci siamo lasciati. Io non le davo quello che voleva, dice lei. Io non so che cazzo voleva. Sinceramente non ho mai saputo che cazzo vogliono le donne. Mi chiamo JD. Non è il mio vero nome. Questa è l’unica certezza che ho ormai. L’unica mia certezza è una menzogna direte voi, beh il mondo è nella stessa mia situazione. Veronica è avvocato. E’ molto brava nel suo lavoro. Veronica legge Jane Austen, io non la sopporto. Ora lei e i suoi capelli di cocco vivono lontano da me.

 

Le donne sono stronze. Le donne sono opere d’arte. L’arte è femmina come la donna. La donna è femmina come l’arte. L’arte è sempre frutto di un sentimento malsano, o troppo sano, che poi è malsano. Donna vuol dire arte che esplode. Mi chiamo JD. Non è il mio vero nome. Ma certe cose le so anch’io. La donna è l’elemento più straordinario che gli Dei potessero creare.  Hanno solo un problema, le donne. Ma certe cose le so anch’io.

 

Loro non sanno capire l’armonia, raramente arrivano a toccarla.

Loro generano l’energia cosmica, noi la cogliamo.

 

Mi chiamo JD. Non è il mio vero nome.

 

 

 

 

 

 

 

 

posted by Rome @ 14:48 - sabato, 30 agosto 2008

Pictures from  On the Road  West Cost CA,UT,AZ,NV + NYC -  agosto 2008 - 4212 Miles -

 

Bene settembre si avvicina e con lui un nuovo ciclo, mi sento carico come non mai e pieno di buoni propositi -buoni propositi, bleah..-. In questi ultimi anni ogni viaggio mi ha lasciato qualcosa, e mai come questa volta mi sento cambiato, differente. Anche le pagine della mia Moleskine mi appaiono diverse, per non parlare di questo blog volutamente annerito e macchiato di verde. Ho scritto tanto durante il viaggio sul mio taccuino, ho scritto pagine e pagine che mai farò leggere e mai pubblicherò da nessuna parte. La neve ha smesso di scendere, il let the snow fall down again che tanto mi ha aiutato in questo inizio anno non vale più, almeno per me, la cosa mi rincuora significa che è stato fatto un altro passo in avanti nella salita. Di neve ne è scesa ininterrottamente dallo scorso dicembre e finalmente ha smesso, io continuo a cercare di scovare dall'infinito male il bello di ogni cosa come mi ero ripromesso di fare e non me ne vergogno, vedere sempre il bicchiere mezzo pieno non è segno di debolezza semmai di forza. Leggo Bukowsky e Burroughs non perchè mi ci ritrovo -anzi non vorrei mai ritrovarmici per carità- ma perchè mi diverte il loro dannato cinismo e per evitare la gente come loro, che sia chiaro, io voglio continuare a guardare gli occhi della gente e non i fondi di bottiglia.

Che dire di questa santa e dannata terra d'America, un paese magnifico con un sacco di problemi, ma questa è una descrizione che si potrebbe usare per qualsiasi paese del mondo non credete? Un popolo abile a vendersi e a vendere ciò che madre natura gli ha gentilmente concesso, libertà e spazi aperti, tutto lì sembra apparire -apparire- più grande di quanto sia realmente, -solo apparire-. Un popolo ansimante ed eccitato per il signor  Barak Obama, e io con loro, da I have a dream a Yes we can, per me il senso non è cambiato ma solo i tempi, hope: questo si che è uno slogan democratico. Un popolo che è tutto e il contrario di tutto, non esiste il the American se non nelle più deserte province da prateria, dove la bandiera a stelle e striscie sventola alta, le grandi città non sono che un meraviglioso miscuglio di colori e odori, non esistono Americani e proprio per questo -ed è proprio questo il bello- tutti possono essere Americani, tutti possono diventare Americani e tutti possono sentirsi appartenere a quella dannata e santa terra. E' anche questo che rappresenta mito e realtà del sogno Californiano, quel Californian dream ben espresso dalla bianca e candida California inseguito da Italiani, tedeschi, coreani, giapponesi, irlandesi, russi, ispanici.. . Una corsa verso l'estremo ovest che non ha risparmiato nessun gruppo etnico. Non c'è popolazione che non sia replicata lungo questa costa, che non  abbia sognato una vita sognata, che non si sia fermata poi, alla fine di questa terra, al limite dell'Oceano Pacifico. Los Angeles -pardon, Elei-, crea l'immaginaro contemporaneo, con l'industria Hollywoodiana lo produce e lo mette in scena in uno quotidianità dai confini non definiti, costruisce l'intangibilità di una messa in scena perenne. Ma è soprattutto San Francisco -Frisco- a rappresentare a pieni voti il sogno Americano, qui hanno sede tutte le comunità, la città ospita tutti gli stili di vita, è elegante nelle sue case vittoriane, è appagata di se stessa. Poi New York, San Diego e Las Vegas, in questo viaggio sono state per me tappe meno approfondite, piuttosto i grandi parchi nazionali dell'ovest Americano, di questa dannata e santa terra d'America.

Oramai non mi stancherò mai di ripeterlo, la semplicità è la chiave.

E non occorre essere un quadrifoglio per essere diverso. Chi vuol capire, capisca.

 

posted by Rome @ 14:48 - sabato, 30 agosto 2008
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posted by Rome @ 20:49 - sabato, 23 agosto 2008

Ultimo post dagli States. Mercoledi' mattina siamo partiti dalla mia Frisco, abbiam iniziato a scendere la costa, Santa Cruz, Monterey e il bellissimo Big Sur. Ci siamo accampati dopo Big Sur su una spiaggia enorme, abbiam conosciuto tre ragazze Coreane e con loro abbiamo improvvisato una specie di falo' sotto le stelle con tanto di birre e pizza riscaldata. Bella nottata, on the road. La mattina dopo siam partiti per Santa Monica, dove siamo tuttora, casa dolce casa oramai questo stupendo hostello sull'oceano.

Stasera andiamo a salutare Venice Beach, domani mattina volo per New York City e coincidenza con la bella Italia. Mi mancheranno i begels al burro salato del mattino e i mega caffe' di Sturbucks. Mi mancheranno questi Americani che non conoscono vie di mezzo.

Ora che sento il mondo sotto i miei piedi.

A presto, from Italy.

posted by Rome @ 20:49 - sabato, 23 agosto 2008
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posted by Rome @ 03:33 - mercoledì, 20 agosto 2008

Ridere senza motivo. Mangiare la nebbia. Un motivo c'e' sempre. O quasi. Bianco. Talmente bianca da bagnarti il naso. Delirio. E' Frisco.

Sono gia' sei giorni che siamo in questa folle citta' e non ne sono ancora stanco. Purtroppo questa e' l'ultima sera, domani torniamo al caldo della California calda. Mi scuso per il gioco di parole, sono giorni che leggo Bukowsky. Non dico altro. San Francisco ha avuto in me lo stesso crampo di stomaco che ebbe la mia Barcellona a suo tempo. Un crampo d'amore folle. Fu diverso pero', da Barcellona intendo. A Barca arrivai senza sapere assolutamente nulla sulla citta', dell'aria e della storia, tutto cio' di cui mi innamorai era perfettamente sconociuto. Con Frisco e' stato diverso,  conoscevo abbastanza da sapere che non mi avrebbe deluso. Qui c'e' puzza di Beat per le strade cazzo. Questo posto trasuda scrittura. La nebbia sulla baia fa sudare, Alcatraz in lontananza sciocca, i versi dei gabbiani viaggiare con la mente. Il bello di questa citta' e' che ognuno puo' scegliere chi essere ed esserlo davvero, e non solo in casa sua come succede la maggior parte delle volte.

Domani mattina ce ne scendiamo a sud, ci facciamo tutta la costa, Monterey e Santa Cruz. Magari ci accampiamo a Big Sur. Dopodomani torniamo a Santa Monica, LA per altri due giorni.

Salutare Frisco e' come dare l'ultimo sguardo alla propria donna da un lurido finestrino di treno mentre avanza nel vapore verso una base militare.

posted by Rome @ 03:33 - mercoledì, 20 agosto 2008
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posted by Rome @ 04:21 - giovedì, 14 agosto 2008

Aggiornamento dal paradiso. Lunedi' mattina abbiamo salutato Francesi Brasiliani Danesi &Co dalla finta Vegas e dopo un French toast fatto dalla Jamaicana Mikey siamo partiti per la Death Valley, un caldo insopportabile e la sabbia del deserto che scottava sotto i nostri piedi. Abbiamo dormito a Mammoth Lakes nel nostro ormai caro e malinconico Motel 6 e la mattina dopo siamo giunti a Yosemite National Park, un parco di montagna con laghi e cascate molto fresco e carino. Abbiamo passato la notte a Modesto e stamattina ci siamo svegliati molto presto, chissa' perche'. Sembrava che dovessimo correre, almeno io non lo davo a vedere ma ero eccitato dalla strada che avremmo potuto percorrere. Frisco era li' a solo due ore di auto. Dovevo andare. Arriviamo a Frisco, finalmente, dal Bay Bridge e da subito mi accorgo di quanto sia Europea. E' stato un amore a prima vista tanto quanto era successo per Barcellona. Troviamo un hostello a North Beach e uscendo ci accorgiamo che a 10 metri dal nosto alloggio c'e' il Beat Museum. Ovviamente entriamo e ci sentiamo a casa, foto di Jack e dei suoi folli colleghi e prime stampe di libri che per noi sono bibbie. Andiamo nella stupenda Fisherman's Wharf, una zona con molti moli e negozietti molto stile Venice Beach a LA. Trovo finalmente i miei pacchiani occhiali alla Blues Brothers!

Facciamo una passeggiata, e' il tramonto e il vento della baia inizia a tirare. I gabbiani fanno strani versi dai moli, il sole scende dietro le colline e il Golden Gate si avvolge di bianca nebbia. Un sogno.

"A poche collinette di distanza c'era l'Oceano Pacifico, vasto e azzurro e con una grande muraglia bianca che arrivava dal leggendario campo di patate dove nascono le nebbie di Frisco. Un'altra ora e sarebbe venuta scorrendo il Golden Gate per avvolgere di bianco la romantica città, e un giovane avrebbe preso per mano la sua ragazza e avrebbe risalito lentamente un lungo marciapiede bianco con una bottiglia di Tokay in tasca. Quella era Frisco, e belle donne sarebbero rimaste ritte sulle soglie bianche, in attesa dei loro uomini [...]. E davanti a me stava la massa e il volume immensi e nudi della mia terra d'America [...]. C'è qualcosa di bruno e di sacro nell'est; e la California è bianca e candida come bucato e ha la testa vuota: almeno questo è quello che pensai allora."

Questo scrisse Jack quand'era qui. Ora capisco. Follemente innamorato di Frisco.

posted by Rome @ 04:21 - giovedì, 14 agosto 2008
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posted by Rome @ 19:55 - domenica, 10 agosto 2008

Non sono morto eh. E' che dopo aver lasciato la bella vita notturna di San Diego siamo stati in mezzo al nulla un po' di giorni.. . Siamo stati due giorni al Grand Canyon, inutile raccontare, ineffabile la sua maestosita'. Abbiamo cenato a Williams, una bella cittadina tipicamente Americana in cui passa la storica Route 66 sperduta nelle immense terre d'America. E' questa la vera America, sono questi i veri Americani. Siamo stati poi alla Monument Valley, abbiamo passato il deserto rosso fuoco degli Indiani d'America e siamo arrivati a Moab dove abbiamo dormito in macchina, sotto le stelle, on the road. Jack sarebbe fiero di noi. Mi sono anche svegliato con gli stambecchi intorno all'auto! Ieri siamo ripartiti e siamo giunti a Las Vegas, pazza citta' anche questa. Solo l'uomo puo' concepire una citta' del genere, dopo ore ed ore di nulla nel deserto si vede una sagoma che sembra di cartone, e' Vegas. L'hostello e' molto carino, ieri sera han fatto la grigliata in piscina e in camera con noi c'e' un Francese, un Australiano e due Danesi. Good.

Domani partiamo per Yosemite, poi verra' Frisco.

A presto.

posted by Rome @ 19:55 - domenica, 10 agosto 2008
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posted by Rome @ 17:14 - mercoledì, 06 agosto 2008

Velocissimo post. Ieri mattina abbiam salutato tutti e siam partiti da LA per San Diego. Abbiamo fatto tutta la Pacific passando per paradisi terrestri come Long Beach, Newport Beach e Laguna Beach. Siamo arrivati a SD e abbiamo trovato un hostello punk, c'e' musica rockettara nei corridoi e ai muri ci sono appese cose strane, boh. Ieri sera giro a San Diego, sara' che e' pi' raccolta di LA e NY ma come vita notturna e' la miglior citta' che abbiam visitato fin ora. Abbiam mangiato alla House of Blues e poi siamo andati in un localino con musica dal vivo. Stamattina spiaggia e poi partiamo per Flagstaff, Grand Canyon.

Grand Canyon. A presto.

posted by Rome @ 17:14 - mercoledì, 06 agosto 2008
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posted by Rome @ 07:25 - martedì, 05 agosto 2008

Oggi e' stata proprio una gran giornata, mi spiace addirittura che sia finita. Stamattina armati della nostra musica on the road io Serginho, Dario il veneto e Andrea, un ragazzo conosciuto davanti alla lavanderia dell'hostello questa notte, siamo montati in macchina, ops, nella nostra Frisco grigio fiammante a ci siamo fatti un bel giro sulla Pacific Highway, praticamente la strada che costeggia l'Oceano Pacifico in California, ovviamente coi finestrini abbassati e braccio fuori a prender aria. Destinazione Malibu'. C'erano moltissimi surifisti che cavalcavano le onde ma impavidi abbiamo fatto il bagno ugualmente! Nel pomeriggio siamo tornati in hostello a Santa Monica e dopo aver conosciuto una ragazza Giapponese, Megumi, ci siamo fatti un bel chilo di pasta al ragu', non sapete che bonta'. Strano ma vero Meg l'ha mangiata tutta! Volevamo anche aprire una bottiglia di vino per farle fare un vero pranzetto Nostrano ma uno dello staff dell'hostello ce lo ha proibito. Va beh abbiamo cazzeggiato nel giardinetto e verso le cinque ci siamo diretti a Venice Beach a piedi sul lungomare. Venice e' davvero favolosa, e' piena di gente in pattini o in skateboard, negozietti pacchiani e bancarelle indiane, e' proprio il lungomare di LA che abbiamo conosciuto dai film! Siamo stati a venice fin dopo il tramonto e siam tornati. Il Sunset era favoloso, si vedevano in primo piano le palme con sotto gente che suonava o giocava a beach volley, poi la spiaggia con le torrette dei bagnini, l'oceano e il molo con il luna park e in sottofondo le hills di Los Angeles affuscate dalla nebbia! Purtroppo e' arrivato il momento dei primi saluti,  Dario e' partito, andra' a Santa Barbara per poi riscendere in Messico passando la frontiera a piedi, ci siamo ripromessi di ribeccarci a Milano. Andrea dopodomani vola a Las Vegas e la Giappo se ne sta qui ancora un po'. Strano li conosco da nemmeno 30 ore e gia' mi spiace che ci lasciamo.

Comunque domani la nostra bella Frisco ci portera' a San Diego, ultima tappa di mare prima di addentrarci nell'entroterra dei Canyon.. .

Nonostante tutto oggi riflettevo di quanto cazzo sia bello tutto cio', e ripeto QUANTO CAZZO SIA BELLO TUTTO CIO', il Sole, la California, il bianco da bucato di questa terra, le tavole da surf, le persone che vengono qui per sognare una vita sognata, le citta' appagate di se stesse e della loro stupenda posizione geografica, le magliette colorate e la musica per la spiaggia.

E' questa la stupenda bellezza di questo tipo di viaggio, conosci persone, le incroci, ne condividi parte del tuo viaggio, poi ugnuno la sua strada, ognuno il suo viaggio, ognuno arricchito.

 

 

 

posted by Rome @ 07:25 - martedì, 05 agosto 2008
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posted by Rome @ 05:14 - lunedì, 04 agosto 2008

L'on the road continua, finalmente siamo in California.. . Partenza da NYC traumatica, arriviamo alle cinque del mattino dopo solo tre ore di sonno all'aereoporto di Newark e troviamo il nostro volo cancellato.. . Per fortuna l'efficenza Americana e' reale e subito ci pagano un taxi fino al JFK aereoport per il volo delle otto e trenta. Destinazione ovviamente Los Angeles, the city of angels. Il volo va abbastanza liscio e da sopra si vedono prima le grandi pianure Americane dove un biondo ormai brizzolato allevatore suda nel suo cappello sotto il sole mentre la sua bambina da casa nella prateria in legno azzurro gioca coi fiorellini nella veranda da restaurare della casa in mezzo al nulla, e poi si iniziano a vedere sterminati Canyon rosso fuoco. Chissa' dove sara' Fredrich il Canadese compagno di primi giorni a New York! Secondo me in una bettola del Bronx a bere liquori d'annata.. . Ma comunque atterriamo finalmente a Elei e metto il primo piede in California! C a l i f o r n i a. Non so se mi spiego. Prendiamo la nostra splendida rent car grigio perla e ci avviamo verso l'hostello. Alloggiamo a Santa Monica, un quartiere splendido, ci sono mega spiagge tipiche di Elei, un molo con un luna park e tante strade piene di gente e artisti di strada. Subito andiamo a farci il primo bagno nell'Oceano Pacifico e un giro, mangiamo qualcosa e poi sul molo. Stamattina a colazione abbiamo conosciuto Dario, un ragazzo Veneto che scendera' fino in Messico da solo e si e' aggregato alla giornata, destinazione downtown LA. E' una parte non molto bella per i miei gusti, e' un po' desolata. Facciamo Little Tokyo e il quartiere Messicano dove mangiamo della roba che ho ancora sullo stomaco. Pomeriggio Chinatown e Hollywood blvd! Tutti e tre abbiamo subito pensato quanto cazzo gli Americani sono stati abili nel rendere una strada nemmeno molto bella come questa in una via famosissima solo mettendoci delle stelline con dei nomi per terra! Stasera torneremo forse a Sunsite blvd, abbiamo gia' deciso di posticipare la partenza di una notte, e' questo il bello si essere on the road! In questo modo domani ci facciamo un bagno a Malibu' e nel pomeriggio affittiamo delle biciclette e andiamo per il lungo mare fino a Venice beach. Dopodomani si parte per San Diego, a sud. Spero. Questa parte d'America e' assai diversa da NY, aveva ragione Jack quando diceva che la California e' bianca e candida come bucato.

posted by Rome @ 05:14 - lunedì, 04 agosto 2008
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posted by Rome @ 04:17 - sabato, 02 agosto 2008

Cara crazy New York, questa e' l'ultima sera. Ieri lady Liberty, Moma e Rockefeller. Oggi Brooklin con Moleskine e ipod. Mi sto perfino abituando al perenne odore di cibo che persiste nelle strade di Manatthan ventiquattro ore su ventiquattro.

Domani mattina volo diretto New York - Los Angeles.

E da Elei inizia l'on the road. L'itinerario lo sapete.

A presto, from west.

La semplicita' e' la chiave.

Fra

posted by Rome @ 04:17 - sabato, 02 agosto 2008
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posted by Rome @ 04:15 - giovedì, 31 luglio 2008

Dopo il bellissimo volo diretto Palermo- New York City eccomi finalmente nella grande mela. New York e' una citta' davvero folle, gli sceneggatori dei vari film sono stati bravi in tutti questi anni a mostrarcela cosi' com'e'.. .Tombini fumanti, taxi gialli enormi, stradoni incasinati, sirene sempre in sottofondo. Tutto sembra ingigantirsi in questa santa terra d'America. Ieri giro nel magnifico Central Park e Village. Prima cena fatta sul marciapiede davanti all'hostel a base di un non so che Messicano e vino Argentino in compagnia di Canadesi. Oggi Lower Manhattan, China Town, Little Italy e altre spese. Ho gia' comprato la pacchianissima maglietta I  NY. Stasera siamo andati ad assistere ad una messa gospel e forse domani andremo a vedere uno spettacolo a Broadway. Altri due giorni e si parte per il Golden State, finalmente.

Speriamo di postare ancora, magari nel west fra qualche giorno. On the road, liberi di esplorare cuori e citta'.

posted by Rome @ 04:15 - giovedì, 31 luglio 2008
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posted by Rome @ 16:49 - venerdì, 18 luglio 2008

Pare che Dio Zeus si stia divertendo a non farci boccheggiare dal caldo in questi giorni, io lo ringrazio con tutto il mio cuore, questo venticello mi piace e non rimpiango di certo le giornate in cui si affonda nell'asfalto. Bellissima giornata ieri, avevo bisogno di stare con me medesimo solamente, e così ho letteralmente visitato la città in cui abito ma molto spesso non vivo. Munito delle mie armi di difesa dal mondo, ipod nelle orecchie e rayban agli occhi, ho semplicemente passeggiato per le vie di Milano in cui tutti i giorni corro. Ed ho visto una Milano che spesso non vedo, o meglio non mi soffermo ad osservare. In questi ultimi anni ho viaggiato parecchio per le città Europee, mi sono perso tra le vie di Madrid, Londra, Barcellona, Atene, Dublino, Parigi.. eppure dimenticavo di abitare in una città che tutto sommato qualcosa lo offre sempre. Ho osservato la Milano dei giovani avvocati in giacca e cravatta che passeggiano accaldati all'ora di pranzo per piazza Duomo con ancora l'odore di dopobarba addosso. Ho osservato la Milano capitale della moda e del design essere contemplata da file di tedeschi, inglesi, giapponesi, ispanici davanti ai negozi delle alte firme made in Italy. Ho visto la Milano che mi piace, quella ritratta da un giovane artista seduto su un gradino con un carboncino su un ruvido foglio bianco. Ho visto la Milano ambiziosa ma umile, avara di colori e di odori, di arte e di novità, quella Milano che sembra sempre più avvicinarsi alle grandi capitali Europee ma che ancora fatica a decollare. Ho visto il tramondo sul Naviglio Grande, forse uno dei pochi squarci degni di un tramonto.

Intanto questi sono giorni strani, mi rendo conto di  come questo primo anno di università sia volato, mi sia scivolato fra le dita senza nemmeno che io me ne rendessi conto. Ora non ci penso, fra poco più di un mese cambierò il primo numero della mia età e la cosa non mi convince, per fortuna terminerò questo decennio in modo assolutamente degno. Già perchè manca davvero poco alla partenza, con oggi solo dieci giorni. Tanto ho lavorato per questo viaggio, e finalmente ora posso postare l'itinerario frutto di notti sulla rete. Dire che sono eccitato è poco. Il 28 luglio volo per New York e sosta fino al 2 agosto. Poi volo per Los Angeles e lì inizia l'on the road: si inizia dalla bizzarra Los Angeles e si scende lungo la costa fino alla giovanissima San Diego, lì ci si addentra nel cuore degli States con tappa a Phoenix fino al Grand Canyon National Park, e poi Monument Valley, Kayenta, Mexican Hat, Moab, Arches National Park, Page, Lake Powell, Bryce Canyon e si arriva alla plasticissima Las Vegas. Da lì si riprende la direzione west passando per la Death Valley, Yosemite National Park, Mariposa e si arriva nella mia San Francisco, l'apoteosi del viaggio. Il penultimo giorno live dei Radiohead al Golden Gate Park con l'oceano Pacifico di sfondo e si riparte per Los Angeles lungo quella stupenda costa che attraversa Monterey e Santa Barbara. Non voglio immaginare come sarò a questo punto. O chi sarò.

itinerario

posted by Rome @ 16:49 - venerdì, 18 luglio 2008
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posted by Rome @ 10:10 - lunedì, 14 luglio 2008

Svegliandomi ho creduto per un attimo di trovarmi nella cara Londra, e per un attimo sono stato in paradiso. Già pensavo di andare a fare una bella passeggiata sul lungo Tamigi! Questa sera avrei comprato del tea nero a Covent Garden e me lo sarei bevuto a notte inoltrata. Macchè. Dalla grande finestra entrava una luce grigiastra ed aprendola è entrata un'aria fredda quanto basta per farmi immaginare il mare Inglese d'inverno . Ho un gran mal di testa, come al solito. Ho bisogno di respirare un pò l'odore del mare, e qui il cielo sembra aver dimenticato di segnare la crocetta sul calendario da un pezzo. Giornata persa ieri, passata ad aspettare una telefonata che non arrivava e dei risultati di un esame che non sono ancora usciti. Studiare senza nemmeno sapere di che morte morire è uno strazio. C'è chi scrive che bisogna rialzarsi davanti alle cose più grandi di noi beh quest'anno sono proprio stanco e ne scapperei volentieri. Odio essere quel che sono a volte, anzi odio essere ciò che appaio, tutti si aspettano organizzazione e razionalità a prova di ingegnere solo perche gli ho abituati bene non rendendosi conto che sono io che perdo le notti a sbattere la testa contro il muro. Intanto la telefonata non è ancora arrivata e mi vengono sempre più domande, questa volta avevo promesso a me stesso di non rifare gli errori dell'altra volta, di non ricaderci e infatti non l'ho fatto, ma P. ha sempre sorprese per il sottoscritto che alla fine non sa mai come comportarsi e ci cade. Voglio buttare il telefono nel mare e calpestare il portatile sotto i piedi.

Voglio respirare il mare, farci l'amore e sdraiairmi sulla spiaggia in un giorno freddo come questo.

posted by Rome @ 10:10 - lunedì, 14 luglio 2008
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posted by Rome @ 18:39 - martedì, 01 luglio 2008

Beh che dire. Giugno strapieno. L'ultimo ricordo Little Wing nelle orecchie sul tetto di quella folle città. Poi troppe cose. Ergo il nulla. Ma andiamo con ordine. Sono sempre fuoriluogo, questo è oramai una costante. La lontananza non fa bene. Di più. Mi dispiace di essere stato una vipera con qualcuno, come ho già detto mi ci avete portato, sono come la tartaruga che vive nell'atteggiamento vaffanculo, lei si chiude nel suo guscio e se ne sta tranquilla come se ti dicesse fai quel cazzo che vuoi ammazzati o fai le guerre io me ne sto qui in pace, e caso vuole che ci sia sempre qualcuno che le rompe i coglioni. Così lei morde.

Un mese muto. Io muto con la domanda. Troppe domande. Mi dicono io studio qui perchè voglio salvare il mondo, - beh cara - risposta violenta - prima di salvare il mondo vediamo di salvare noi stessi -. Inutile descrivere la reazione di quei comici furibondi aspiranti calcolatori, vogliono delucidazioni alla mia violenza linguistica come se di delucidazioni ce ne dovrebbero sempre essere in questo mondo. Non è così. Mi dicono tu sputi nel piatto dove mangi - no caro la vita sta nell'avere gli orizzonti aperti e nella conciliazione degli opposti mi sorprende il fatto che tu non abbia fatto un'analogia col magnetismo! - . Ma è inutile i più hanno una stupenda semplicità mentale che li possiede. Che li possiede. Altra violenza, notare chi possiede chi. Ma è comunque semplice e la semplicità è sempre la chiave. E' bello sentirsi una tartaruga in un covo di mosche. Poi c'è chi mi conosce da anni a cui ora faccio paura, dice tu non sei quello che scrive - cara leggessi ciò che scrive certa gente si che c'è da avere paura io più di sputare sullo schermo non faccio -. Mi scuso.

E poi c'è nell'aria questa strana sensazione di dolce malinconia, come se fossimo già tutti grandi quando grandi non lo siamo o non lo saremo mai. I nostri culi sicuro saranno ancora buttati su quella panchina a gelare nelle notti d'inverno. La primavera. Ora l'estate. Lasciatemi libero di fare l'amore con le giliegie mature e di mandare a fanculo un divieto d'accesso. Le persone più importanti della mia vita caso strano sono lontane da qui. E caso ancor più strano sono sfuggenti. La lontananza - a volte - fa male.  E poi ancora c'è quella stupenda piazzetta involontaria che sorge al lato della grande strada che scende al fiume dove i i balconi di ferro battuto sono ricoperti da gerani e dove i gatti passeggiano tranquilli di notte e dove due studenti con la barba di cinque giorni bevono una birra importata in un pub dimenticato da dio fumando drums e dove si vedono le nuvole chiare di giorno e le stelle lucenti di notte. Uno squarcio di cielo nella città. E infine c'è il sogno che si avvicina mancano ventisette giorni e si parte oggi chiamo Dean il mio compagno di viaggio e mi dice che si è isolato in una casa in culo ai lupi senza tv ne pc alla Tiziano Terzani. Hai fatto bene metti la testa dentro che qua fuori è un brutto mondo. Ma nonostante questo fra un mese saremo liberi di esplorare cuori e città.. .

In sostanza a lui piacciono le regole. A lei piace infrangerle. Fin qui tutto bene. L'importante è che lui è lei non si uniscano. Ops, forse è già stato fatto. Ne Mamma?

Mi scuso.

 

posted by Rome @ 18:39 - martedì, 01 luglio 2008
commenti (2)[popup] || commenti (2)in pensieri malsani, me ne sbatto di tutto e di tutti, urli e ululati
posted by Rome @ 21:34 - lunedì, 23 giugno 2008
posted by Rome @ 21:34 - lunedì, 23 giugno 2008
commenti (2)[popup] || commenti (2)in sfoghi
posted by Rome @ 00:42 - sabato, 07 giugno 2008

Dunque vediamo, ora ho capito come gira qui. Io nel film sarei quello buono che cova cattiverie. Io sarei quello dal visodabravoragazzo che nasconde qualcosa. Sempre. Cosa poi. Tante cose. Ma questo lo facciamo tutti. E tutti coviamo. O no? Vacagare. "Tutto ciò che avevo segretamente covato contro il fratello mio, stava venedo fuori: com'ero brutto e quale lordura stavo scoprendo nelle profondità della mia impura psicologia." Sal Paradise verso Dean. Sal 'Paradiso', quello buono del libro -ma che cova cattiverie- e quello dal visodabravoragazzo -ma che nasconde qualcosa- verso Dean, il folle amante del jazz. E' così a volte che dovrei sentirmi, e che mi sento va bene lo ammetto, ma sono anche consapevole che sono gli altri a portarmici. Io come voi ho la mia impura psicologia da gestire e scusate tanto se non sono abbastanza morto per piangere. Posso urlare. E allora ritorno all'inizio di questo anno olimpico, il let the snow fall down again, always. E ritrovo parole di chi, senza invadermi, senza invedere quella fottuta impura psicologia ha saputo darmi consigli preziosi:

Vivido di jazz di cotone nelle piantagioni, che scivola in silenzio, fremiti di piano, le molle cigolanti del bordello, puttana amore mio piccola luce dispersa in questo livido fluire, sax onde del mare, frusciare di gabbiani. E' jazz quando non sai cosa diavolo è, ma ti scombina, senza rumore. Let the snow fall down again. Tutte le promesse che rompiamo. Viva la evanescenza. Viva Gaudì e Mirò e Picasso, gli Incrinatori. E' inutile afferrare, fratello. Noi abbiamo le nostre Moleskine da violentare, senza mai cadere nell'illusione di afferrare il definitivo. Sei lì fermo, sembri un un imbecille. Oltre. Guardo oltre. Lasciami viaggiare ancora un poco, stai lì a comporre obiettivi come quadri in un museo, non ti accorgi che è così che la gente si fotte. Lascia che la vita sia adesso, lascia che la morte ti trovi vivo. E se dovremo morire, fanculo. Tanto non siamo noi a decidere. La malinconia è sempre dolce, se non è tristezza.

posted by Rome @ 00:42 - sabato, 07 giugno 2008
commenti (1)[popup] || commenti (1)in seghementali, pensieri malsani, urli e ululati
posted by Rome @ 21:54 - lunedì, 02 giugno 2008

E' così che vanno certe cose. Prendi, parti con il tuo zaino e ti innamori. Dici "io qui ci vivrò prima o poi", e infondo al cuore ne sei proprio sicuro. Oh si che ne sei sicuro. Almeno, a me successe così la prima volta che misi piede a Barcellona, e poi l'altra ancora, e ancora e ancora. Inutile elogiare le meraviglie che riscaldano il cuore e abbelliscono gli occhi, già lo feci e già mi resi conto della loro incapacità di confinarsi in una polaroid. Questa volta pochi scatti e pochi "ooooh, ma guarda che splendore!" a voce alta. Piuttosto più carezze all'anima più ipod più Moleskine. Più intimità con la città. Il panorama a Parc Gùell con Hendrix nelle orecchie. Il tramonto a Port Vell seduto sul molo con due birre, tre amici e la statua di Colombo che indica l'America. Arrivo. La pennichella sotto il sole davanti allo stadio Olimpico mentre dentro Bon Jovi fa le prove del suo concertone Catalano. E poi le solite vecchie bellezze sulle Ramblas, l'intimità del Barrì Gotic e l'odore di pesce della Barceloneta. La pioggia folle. Per non parlare dei colori della Boqueria, se nel Paradiso terrestre fosse esistito un mercato in cui provare il gusto del cibo prima della cacciata di Adamo ed Eva, sarebbe somigliato sicuramente alla Boqueria. Addormentarsi all'alba mentre ancora davanti al tuo balcone qualcuno strimpella la chitarra. Sedersi in cima a casa Batllò è scrivere in mezzo ai tetti della città perchè, come dissi già, con l'arte non si è mai soli, ed anche con la natura non lo si è.

DSC02126

Jimi Hendrix - Little Wing

posted by Rome @ 21:54 - lunedì, 02 giugno 2008
commenti (3)[popup] || commenti (3)in love, arte, emozioni, viaggi viaggiatori viaggianti
posted by Rome @ 22:19 - lunedì, 19 maggio 2008

Cammino sotto la pioggia e mi rendo conto di quanto possa diventare dannatamente stronzo. C’è un problema di fondo, sicuro. E chi non li ha, solo quelli vuoti forse. E non dite beati loro. Le gocce bruciano la pelle –c’è odore di pollo, cazzo-, le sopracciglia non fanno il loro lavoro, ho gli occhi annebbiati. Chiamerò la Stefania per togliermele. La nebbia è nella testa, l’ansia nel cuore, la confusione nel cervello, accanto alla schiuma. Che cazzo faccio a volte, che cazzo dico, che cazzo penso. Non me ne rendo conto. Vomito litri di cattiverie e polpette di cinismo già masticate, mandate giù con una pinta di Kilkenny. Già, la birra di Hana, la straniera di Barcellona. Già, Hana. Già, Barcellona. Fra una decina di giorni vengo a cercarti proprio lì. Ritorno in me, sotto la pioggia. Sono inzuppato, me ne fotto è una lurida sera di un mese bellissimo. Maggio, il caldo sta per arrivare, il tempo fa schifo. Non respiro, mi manca l’aria. Mi accendo una sigaretta, il fumo della notte. Il mio telefonino ha il silenzioso da anni. Dannato telefonino. Mi squilla, anche dieci volte al giorno, e le poche volte che non lo lascio in giro lo butto sul letto in modo che quelle odiose vibrazioni non mi interrompano. Ho il mio silenzio dentro, proprio come Kamala, si Kamala, la puttanella che si sbatteva Siddharta. Che donna, Kamala. Ho bisogno del mio spazio e del mio tempo, sempre. Se qualcuno cerca di intaccarmeli divento convulsivo. Uomo avvisato mezzo salvato. Mi siedo in macchina, si spegne il lampione della strada. La radio passa una versione acustica di Desperado. Penso a Londra, quando il vecchio cantava Hotel California a Covent Garden al tramonto. I Natali a imparare a giocare a briscola sommersi da frutta secca. Le diete ipocaloriche. Fanculo sono sotto esami e mi mangio la nutella. Quando andavo in giro coi pantaloni strappati, lo zaino con le frasi sbiadite. Le manifestazioni di pace. Dov’eravate quando le torri gemelle cadevano? E quando moriva Kennedy? Io giocavo al game boy. Che poi chi è il furbo che lo ha chiamato game boy, poteva essere solo un lurido maschilista. Il liceo. L’inizio del liceo, ragione e razionalità, viva la scienza, il mio vecchio professore di Italiano che mi dava sempre insufficiente nei temi e mi faceva dormire. La fine del liceo, allucinazione e poesia, amore per l’arte, il mezzo artistico, le Moleskine piene, il mio nuovo professore di Italiano che mi dice che con le parole ci so fare, ma devo studiare, e intanto mi accusa di qualunquismo. Eraclito ci azzeccava allora. I test all’università, le possibilità sono medicina, filosofia, comunicazione, biotecnologie, lettere, ingegneria e lingue. In qualunque caso sarei stato deluso dalla scelta. In qualunque caso sarei stato contento della scelta. L’università, credevo fosse un posto in cui poter cambiare il mondo. Come nei film. Le domande più gettonate dai miei compagni di università: il pulviscolo interspaziale interferisce con l’interazione tra masse. Vacagare. Torno in macchina, la pioggia continua. Seguo un gran consiglio, mi sbarazzo dell’inconcludenza. Mi aggrego al gruppo, altrimenti implodo. Vecchie facce familiari. Gli amici che dicono stronzate tutto il santo giorno, eppure ogni mattina si alzano e vanno a lavorare. Io mi alzo e voglio l’albero e il libro sotto l’albero. Il Giovane Holden sotto al salice piangente. Il sole rosso. Passa la serata, mi calmo, divento mortale e vivente. Stappo la birra e dico che è la mia migliore amica. Mi piace la rossa. Amo le more, e le straniere. Di qualunque cosa si tratti.